Tra Visconti, Bertolucci e Argento: il cinema di Luca Guadagnino

Dopo mesi di attesa, l’1 gennaio, Suspiria di Luca Guadagnino arriverà nelle sale italiane. Quali sono i modelli e le ispirazioni che hanno influenzato la poetica del regista palermitano? Scoprili!

L’esistenzialista e l’uomo al centro dell’universo

Richiamandosi alla lezione di Luchino Visconti, Luca Guadagnino rientra nel novero di registi che nella storia del cinema hanno dedicato un’ossessiva attenzione alla componente psicologica dei personaggi. Il maestro del Neorealismo fu un finissimo osservatore e costruttore di personaggi a tutto tondo, analizzati impietosamente nelle loro contraddizioni, dubbi e aspirazioni. Come pochi altri, Visconti seppe anche costruire attorno a questi personaggi, finemente tratteggiati, delle scenografie significative, raffinate anche nella loro essenzialità. Con uno sguardo simile, Guadagnino è stato capace di definire con fine psicologia l’anima dei suoi personaggi, con uno spirito decadente ed esistenzialistico. Basti guardare Io sono l’amore (2009), feroce ritratto di una borghesia ipocrita e sull’orlo della rottura, uno tra i film esteticamente più raffinati dell’intera filmografia di Guadagnino. E come dimenticare la poesia di Chiamami col tuo nome (2017), storia di un amore omosessuale raccontata con un inarrivabile pathos, riflesso di quel senso di sconfitta e malinconia che dai maestri dell’esistenzialismo fu perfettamente rappresentato anche da Visconti.

 

Scandalo, Eros e Gioventù

Il timbro introspettivo di Guadagnino, accompagnato da un coraggio invidiabile, accomuna il regista palermitano al grande Bernardo Bertolucci, altro fine ritrattista dell’animo umano. L’eco suscitata da Melissa P. (2005), storia di una giovane alle prese con pulsioni sessuali inconfessabili, può essere avvicinata a quella che destò Ultimo tango a Parigi (1972), caso emblematico di film-scandalo soggetto a censura. Ma anche una pellicola come The dreamers (2003) ha lasciato profonde tracce nella filmografia di Guadagnino. Col suo perfetto bilanciamento di eros e ricerca di sé, due tematiche declinate attraverso la gioventù, la pellicola pare l’origine di gran parte della filmografia “guadagniniana”. Non solo riguardo al già citato Melissa P., ma soprattutto per ciò che concerne Chiamami col tuo nome: pur senza cadere nella volgarità, la telecamera del regista non arretra mai di fronte alle scene spinte che vedono impegnati i due splendidi protagonisti, Timothée Chalamet e Armie Hammer. Del resto, anche in A bigger splash (2015), interpretato dalla musa Tilda Swinton e che narra la storia di una coppia di artisti in crisi sullo sfondo dell’isola di Pantelleria, l’attenzione allo sviluppo della psicologia di una giovane tribolata dalle sue pulsioni erotiche ha uno spazio tutt’altro che secondario.

 

Nuove forme, stesso terrore

E veniamo, infine, all’ultima – ma non certo in ordine di importanza – fonte di ispirazione: Dario Argento. È stato proprio il regista romano, che ha diretto il celeberrimo Suspiria (1977), a plasmare l’immaginario di Luca Guadagnino, che ne rimase stregato sin dall’adolescenza. Riverente come un qualunque discepolo nei confronti dell’opera del maestro, il regista di Palermo ha scelto di declinare diversamente la pellicola, offrendone una rivisitazione e concentrandosi su tematiche ulteriori.

Uguale, invece, la sensazione di pura angoscia e quel sentimento di profonda inquietudine che ti attendono con Suspiria di Luca Guadagnino, in sala dal 1° gennaio.

2018-12-12T12:41:35+00:00
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